domenica 28 febbraio 2010

Approvata la depenalizzazione degli scarichi inquinanti. Ecco chi ha votato la legge vergogna: PDL e PD appassionatamente insieme

Il 2 febbraio il Parlamento ha approvato una norma che prevede semplicemente una multa per chi sversa molte sostanze inquinanti nei fiumi.

Bonelli: «In questo paese gli inquinatori come i criminali la fanno sempre franca».
Chi ha inquinato il Lambro pagherà? Forse, ma con maggiore difficoltà, a partire dall’inizio di febbraio. La magistratura indaga sulle colpe e sui colpevoli dello sversamento di idrocarburi che ha ucciso il fiume e messo a rischio l’agricoltura, gli ecosistemi e la stessa fornitura di acqua potabile di una parte della Lombardia e che tra poco arriverà in Adriatico. Con tutta probabilità, in quella vicenda si troveranno profili penali, soprattutto se c’è stato – come ora sembra – un sabotaggio per far chiudere la fabbrica e permettere una lottizzazione.

Ma pochi giorni fa la maggioranza ha approvato una legge che depenalizza ulteriormente i reati di contaminazione delle acque, rendendo più facile la vita all’industria inquinante e più difficile la vita a chi deve contrastarla.

Il 2 febbraio scorso, infatti, è stata licenziata una modifica al codice ambientale (la legge delega voluta dal precedente governo Berlusconi, la 152 del 2006) che indebolisce le sanzioni: «La legge dell’ecovergogna» la definisce il presidente dei Verdi Angelo Bonelli che ha denunciato la depenalizzazione messa in atto dal Governo: «In questo paese gli inquinatori come i criminali la fanno sempre franca».

La norma prevede infatti che può essere perseguito penalmente solo chi scarica inquinanti ad altissima tossicità, come mercurio, cadmio e gli stessi idrocarburi “oltre i valori limite” consentiti dalla legge. Gli altri – quelli sotto i valori limite dei veleni- se la cavano con una multa che va da 3.000 a 30.000 euro, così come quelli che scaricano sostanze meno tossiche anche se inquinanti. «Il problema è nel manico», afferma Maurizio Santoloci, uno dei magistrati che hanno fatto la giurisprudenza ambientale italiana.

«In realtà nessuno può provare, secondo la costruzione delle nostre leggi, che quell’industria ha inquinato: anche se in quel tratto di fiume si trova arsenico e la fabbrica che lo produce come scarto è a 20 metri di distanza, devi dimostrarlo trovando nel pozzetto di scarico dell’impianto una quantità di inquinanti superiore a quella consentita. Naturalmente avvisando prima dell’ispezione».

Secondo Santoloci «le modifiche alle sanzioni allo scarico delle acque reflue industriali sono un regalo agli inquinatori» ma di fatto intervengono in una situazione in cui «c’è una legislazione contro l’inquinamento che è di forma ma non di sostanza». Se quindi nel Lambro ci fosse stato un inquinamento accidentale, per far scattare il reato penale occorrerebbe che qualcuno avesse colto in flagrante chi stava immettendo idrocarburi “oltre i valori limite”.

«La magistratura sta lavorando e troverà le risposte. Ma a livello politico non ci sono dubbi. C’è in atto una depenalizzazione di tutto quello che può essere depenalizzato», taglia corto Gianfranco Amendola, il primo di quei “pretori d’assalto” che hanno fatto fare il salto alla politica ambientale. «Il governo non va certo nella direzione di inasprire le sanzioni per chi inquina. E la legge per la creazione dei crimini ambientali non è mai decollata: ci sono delitti contro la vita, la proprietà ma non contro l’ambiente che poi significa la salute di tutti».

di Simonetta Lombardo
http://terranews.it/news/2010/02/il-governo-depenalizza-gli-scarichi-i-verdi-denunciano-lecovergogna

Potete leggere qui la lista dei deputati che hanno votato questa vergogna.
Cominciamo a dare un nome e un cognome a chi vota leggi contro la nostra salute e la nostra integrità e ricordiamocene quando andiamo a votare.
Come potrete rilevare, PD e PDL allegramente uniti a braccetto nell'approvare la legge.
http://parlamento.openpolis.it/votazione/31280

Fonte e segnalazione da:
http://www.ciaccimagazine.org/?p=2896

mercoledì 20 gennaio 2010

ODDIO, ODIO PROPRIO NO, PERO’ STA TANTO SUI C………I




La teoria dell’odio e dell’amore, così come il terrore comunista immaginario, sono frutto della stessa strategia di marketing. Si avvale della stessa dinamica delle campagne pubblicitarie, ripetere ossessivamente una affermazione finchè diventi percepita come vera. Tutto è studiato a tavolino, fin nei minimi dettagli.

Se osserviamo bene, il premier che interpreta il ruolo di vittima, costringe i suoi oppositori sulla difensiva. Devono infatti discolparsi dalla vergognosa colpa di odiare una persona, in questo caso lui. E’ un processo infantile ma di tremendo impatto. Le televisioni, con i servi e i servetti, con le parole dette e non dette, con le similitudini tra Craxi che fu condannato ma che oggi è riconosciuto, dagli autori di questa strategia, come una grande persona, fanno da cassa di risonanza. Quest’ultima tecnica comunicativa mira ad ottenere tre effetti.


Berlusconi è oggi oggetto della stessa invidia e cattiveria che colpì quel sant’uomo di Bettino, è il primo messaggio. Il secondo è che se condannano oggi il premier verrà di certo riabilitato perché è uno statista, il più importante degli ultimi 150 anni. L’ultimo è distogliere l’attenzione dalla considerazione realistica che hanno all’estero di noi e di chi ci comanda. L’Italia è oggi una grande televisione.

Non si fa politica, nel senso nobile del termine, ma propaganda con slogan come fosse appunto un grande spettacolo. Si focalizza la scelta tra chi deve essere eliminato, come un grande fratello, tra il povero Silvio e i suoi oppositori che odiano lui ma amano gli immigrati che sono delinquenti. La borghesia, da sempre mai propensa a ridistribuire le ricchezze, gli arrivisti i lobotizzati dalla campagna diffamatoria e coloro che necessitano di sicurezza, per proteggersi dagli immigrati delinquenti si coalizzano intorno alla sua figura. Poiché l’odio non è un sentimento reale e non lega il fronte di che difende i valori di solidarietà, giustizia , di laicità dello stato e dei diritti sanciti dalla costituzione , si assiste ad uno scollamento e ad una dispersione delle opposizioni.

In realtà ad animare il popolo degli antiberlusconiani non è l’odio, non si odia Berlusconi, ma per il suo disprezzo per i valori fondanti di questo paese sta proprio sui coglioni.

mercoledì 13 gennaio 2010

SONO CRAXI NOSTRI



Non si accenna a spegnere l’eco della notizia di intitolare una via a Bettino Craxi in quel di Milano dove regnano Letizia Moratti e Formigoni. E’ stupefacente, nel senso proprio di quanta gente si fa le canne e va fuori di testa, come i paladini difensori di Craxi si scaldino a difesa del loro indimenticato lader. Non è un errore di battitura, era proprio un lader comune. Sono talmente patetici nelle loro argomentazioni che la prima reazione non è quella di rispondere ma piuttosto quella di dire “dai bambino sono argomenti da grandi, torna quando sarai cresciuto”. Ma non tutti i craxiani sono stupidi e infantili, ci sono anche quelli avezzi al potere, arroganti meschini corrotti e corruttori, ma sono molto abili come a saltare sul carro del vincitore.

Ma non dobbiamo provare risentimento nei loro confronti, perché la vita che pure ci ha riservato prove crudeli, ci ha risparmiato l’ultima più grande sventua, quella di essere berlusconiani che invece ha riservato loro.


E se proprio dobbiamo dedicare una via a craxi che sia quella che conduce a Rebibbia.

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