
I più attenti coglieranno immediatamente l’inizio del Manifesto del Partito Comunista, ma non è così.
Lo spettro che si aggira, nel mondo, e non solo in Europa, è quello della recessione.
Una crisi cui il paragone con quella del 1929 calza, ma solo per i fattori che l’hanno innescata.
Gli errori sono dunque gli stessi.
Non a caso si sviluppa nel paese più liberista del mondo, gli USA.
La sperequazione nella ridistribuzione del reddito, la pessima gestione delle aziende industriali e finanziarie, la debolezza del sistema bancario, e l’eccesso di prestiti a carattere speculativo.
Insomma a vacillare è l’essenza del liberismo.
Lasciare alla regolamentazione sola ed esclusiva del mercato porta al profitto a tutti i costi, ad ingegnare ricchezza la dove non c’è.
Se ci chiediamo perché il popolo ha taciuto ed accettato comprendiamo che la risposta è semplicemente disarmante: perché lo si è lasciato vivere al sopra delle proprie possibilità.
La massa accumulava debiti ma non rinunciava al tenore di vita.
Mentre i redditi venivano distribuiti solo tra pochissimi il ceto medio ed i poveri accumulavano debiti.
Lo stato deve intervenire per evitare il fallimento delle istituzioni finanziarie, e tutto il mondo occidentale è in balia di una depressione degenerativa, la cui fine è difficilmente prevedibile ebbene ciò significa che il liberismo è morto.
Ucciso dalle sue stesse contraddizioni.
Lo aveva previsto 150 anni fa Karl Marx, e ora lo scoprono anche i capitalisti che stanno rivalutandone la figura e la teoria economica.
Come detto non si può prevedere la durata di questa recessione, bisognerà cercare di evitare la deflazione e, soprattutto, la stagninflazione, ma disponiamo di memoria storica e non dovremmo ripetere gli errori del passato.
Positivo è il coordinamento tra i vari stati e continenti, il problema è mondiale e non risparmia nessuno, nemmeno i paesi emergenti.
Di sicuro il mondo non dovrà, e mi auguro proprio, non sarà uguale e le economie dei paesi non dovranno essere sostenute e mantenute dalle guerre e da pochi speculatori, privati o istituzionali essi siano.
La BCE dovrà cambiare la sua politica miope intenta solo a manovrare i tassi per evitare l’inflazione.
Gli esperti, oltre ad innesti consistenti di liquidità, sostengono che deve riprendere la fiducia dei mercati, io invece affermo che la fiducia in questi mercati deve mancare e si deve ripensare agli errori commessi e correggerli con una adeguata ridistribuzione dei redditi con una economia più solidale e che le banche tornino a svolgere il loro ruolo sociale a sostegno dell’economia reale.
Prevarrà il buon senso? Si migliorerà questo mondo così ineguale? Non lo so, me lo auguro, ma non lo so.
L’unica certezza che ho è che ci saranno lacrime e sangue, ma solo e sempre per gli stessi.
Massimo