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martedì 7 settembre 2010

Qualcuno dica alla Avallone che le tette non bastano per avere le “Phisique du role", nemmeno nell'Italia berlusconiana...



Premetto, per onestà intellettuale e di cronaca, che “Acciaio” di Silvia Avallone, non mi è piaciuto affatto.

Se voglio leggere un bel libro che parla di adolescenti che vivono e crescono in un contesto ambientale di crisi sociale, politica, economica e pure esistenziale (trama e spunto tra l’altro nemmeno tanto originale) mi rileggo Jonathan Coe e la sua “Banda dei brocchi”,  delizioso, divertente, intelligente, ironico, e molto british libello su uno squinternato quartetto adolescenziale di Birmingham degli anni ’70.

Mi dirà più quel libro sul perché si arrivò alla Thatcher ed alla morte del Welfare e delle Trade Unions in Gran Bretagna prima, e nel resto dell’Europa occidentale poi, che 100 trattati socio-economico-politici..
Cosa mi ha dato invece “Acciaio” su noi stessi (intesi sia come esseri umani sia come cittadini del Bel Paese) ancora lo devo capire...e quindi temo nulla.
Dato comunque il fatto(evidente e lapalissiano)  che io medesima la scrivente non conto nulla, e che il responsabile marketing della Rizzoli è evidentemente in grande forma, il suddetto “Acciaio” è diventato il fenomeno letterario italiano del 2010.

Ciliegina sulla torta, tutta la querelle seguita al comportamento un po’ lascivo e da vecchio bavoso che Bruno Vespa (una domanda che nessuno si è posto ma a me è venuta spontanea..sarò strana io..ma perché hanno chiamato Vespa a presentare il Campiello????????) ha tenuto all’apparire della Avallone avvolta in uno spumeggiante abito bianco dotato di profondo decolté.

Commenti un po’ scandalizzati e vetero femministi (massì il femminismo è ormai vetero..o no???) da parte di alcuno spettatori qualificati mentre la Avallone con assoluta nonchalance si godeva il galante omaggio, sfoggiando un sorriso a 36 denti.
Perché, in fondo, in questa Italia dove sono più gli scrittori che i lettori, dove la cultura la fa la TV e non i libri, una donna dovrebbe ribellarsi all’essere trattata da velina piuttosto che da scrittrice?
Perché l’Avallone avrebbe dovuto inalberarsi se più che le sue doti di scrittura e narrazione vengono omaggiate le sue doti senologiche o tettologiche che dir si voglia?

Nel paese delle Carfagna e Brambilla, delle veline e delle 500 hostess per Ghedaffi pretendere che la povera Avallone riuscisse a sostenere il ruolo della Giovanna d’Arco dell’italica dignità femminile mi pare davvero eccessivo.
Non parlando di tette o decolté, ma di personalità e indipendenza culturale, temo che all’Avallone manchi proprio le  “Phisique du role” . Ahimè.

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