martedì 6 maggio 2008

Volevo scrivere di Verona, Viterbo, Torino.Parlo invece di 300 donne per la pace in M.O.Perchè inizio a credere che le parole non servono a nulla





Avrei voluto scrivere sull’assurda morte di Nicola a Verona.

Avrei voluto scrivere sull’assurdo atto di bullismo a Viterbo, dove, a un ragazzino di 14 anni, degli “amici” coetanei hanno bruciato con accendini i capelli e spento sigarette sulle braccia, forse come rito iniziatico per l’accesso ad un gruppo chiuso, forse così..solo per ..per cosa?

Avrei voluto scrivere di Torino, dove nella notte ubriaca e festaiola, quando la città cerca di dimenticare la sua grigia anima sabauda e si illude di essere in piena “movida”catalana, un centinaio di giovani hanno aggredito una pattuglia di vigili colpevoli di aver multato le auto in divieto di sosta,scatenando una guerriglia urbana.

3 episodi di entità e valenza differente, ma tutti e 3 sintomo e manifestazione di una deriva morale ed etica che sta attraversando il nostro paese.

Ma ho deciso che non voglio parlare di tutto questo.
Non voglio perché improvvisamente mi è venuto il dubbio che tutto questo parlare sia deleterio.
E questo dubbio è stupefacente ma nello stesso tempo (forse) grave, dato che io sono sempre stata una persona che ha sempre pensato che il parlare, l’esprimersi, il riflettere, il fare analisi ed autoanalisi sia fondamentale e necessario per la propria integrità mentale e di coscienza.

Ma ora tutta questa certezza non ce l’ho più.

Ora mi chiedo se invece non sarebbe necessario e benefico stare zitti, e riflettere e meditare ma in silenzio.
Ognuno dentro la propria testa e dentro la propria coscienza.
Parole, parole, parole…. sono state dette, scritte, espresse, mimate, comunicate, fatte intuire, comunicate, strillate.
Non da oggi non da ieri.

Sui giovani, sulla scuola, sulla famiglia, sulle istituzioni, sull’educazione, sul nuovo ruolo maschile, sul nuovo ruolo femminile, sui mezzi di comunicazione tradizionali, sui nuovi mezzi di comunicazione, su internet, su youtube, sui cellulari, sui neo fascismi, sui neonazismi, sui neoleghismi, sul ricco nord est e sul povero sud ovest.
In TV, alla radio, sui giornali, nei blog, sulle riviste, nei forum, sui social network, sugli autobus, sulla metro, dal parrucchiere ed al supermercato.

Risultato?.......

Voglio parlare invece di 300 donne, da tutto il mondo, che in bicicletta sono partite dal Libano lo scorso 2 maggio ed attraversando Siria, Giordania, Israele arriveranno in Palestina il prossimo 15 maggio.
Le italiane che partecipano a questa bellissima iniziativa, arrivata alla 4° edizione, sono 20.

"Follow the women - women for peace 2008", donne in bicicletta in Medio Oriente per la pace.

http://www.ilcittadinooggi.it/L5.cfm?Id=23841

14 commenti:

Lisa72 ha detto...

Il problema delle parole è che spesso sono solo parole mentre sarebbe meglio che vi seguissero i fatti... queste 300 donne non hanno parlato ma agito.. e le reputo molto migliori di me che sto qui a scrivere che sono brave!!!
Un carissimo abbraccio.. in silenzio, Lisa

Lisa72 ha detto...

ps: il link è sbagliato.... ;)

Audrey ha detto...

Grazie Lisa :-)
Sei un vero angelo custode...
Modificato! I link mi danno sempre problemi..sono proprio negata :-D
Sul resto..hai centrato la parola chiave..silenzio.
Un abbraccio..in silenzio, Audrey

Lord Brummel ha detto...

perchè non guardare il tutto con occhio distaccato? basta guardare il tutto con una visione fenometica della vita e tutto va per il verso giusto. Ne vale le pena angustiarsi per dei coglioni?

Audrey ha detto...

@Lord
Chi sono i coglioni? Le vittime o i carnefici? Dai...
Quando fai così il cinico non ti capisco, davvero.
La realtà intorno a noi non è un fenomeno asettico da esaminare con occhio neutro da laboratorio. E' la realtà dove viviamo immersi, tu non vivi in una teca di cristallo, tu ti contamini continuamente con ciò che ti circonda. Ed oggi quello che ti circonda è questo.Mancanza di morale ed etica e parole, parole, parole.

primlug ha detto...

ti sei arresa

le parole hanno una valenza eccezionale pensa a Martir Luther King, o Gandi pensa se tutti i filosofi fossero stati zitti.

Pensa che forse il senso della civiltà del dovere del sacrificio è perso perchè non c'è dialogo.

Mai smettere di parlare

Lord brummel ha detto...

certo che le parole hanno una valenza eccezionale, ma anche i nomi (Gandhi. chi l'ha detto che la mancanza di etica è un problema? Io la vedo molto easy, io non posso donare le mie idee ad altri che non ne hanno, potrebbero appropriarsene.

amicusplato ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
amicusplato ha detto...

Condivido in pieno le cose che hai detto, cara Audrey.
In effetti, ci si può stracciare le vesti come i farisei di fronte a questa deriva comportamentale, ma prima bisogna indicare la deriva dei grandi valori umani, una volta condivisi da credenti e non credenti.
Operatio sequitur esse, l'azione segue l'essere: è un principio aristotelico sempre attuale.
Se nella testa di una persona c'è il vuoto pneumatico, aspettiamoci purtroppo azioni come quelle che hai ricordato.
Un po' di riflessione (e non di vuote parole) è davvero necessaria. Non per rimanere nell'indifferenza, ma per registrare il nostro essere, e le nostre idee.
Quelle donne in bicicletta hanno fatto una pedalata nella direzione giusta...
Ciao!

Audrey ha detto...

Io non mi sono arresa, nè ho smesso di credere nel "potere" delle parole, ma guardandomi intorno mi sembra che in sto paese si parli troppo e si faccia troppo poco.
E riflettendoci comincio a credere che anche il parlare di certe cose (mi riferisco al bullismo per es.) rischi di essere una spinta all'emulazione.
Comunque le idee, le opinioni non si rubano, caro Lord :-), si scambiano e si arricchiscono vicendevolmente.
Il nodo è se rimangono sempre e solo idee, senza mai seguito di azioni e fatti.

Anonimo ha detto...

è la coscienza che determina l'essere sociale o è l'essere sociale che determina la coscienza?

è sempre la seconda la risposta giusta.

Dopo l'appartenenza al ceto medio, qualunquista e volubile, oggi buona parte della popolazione rischia di scivolare in basso. Ogni meccanismo di difesa viene messo in atto per reprimere tale paura e ci si scaglia contro gli altri pensando così di scongiurare il problema. Attribuendo ad altri le colpe si ha la percezione di combattere il proprio disagio, in realtà l'incapacità ad affrontare le situazioni critiche porta a stati pericolosi ed a soluzioni drastiche e drammatiche come l'esigenza di una figura forte anche dittatoriale purchè in grado di distoglierci dai problemi.

Audrey ha detto...

@ anonimo
In linea di massima concordo con la tua analisi, anzi direi che ormai il cosiddetto ceto piccolo/medio borghese è già abbondantemente scivolato in una zona critica, dal punto di vista socio/economico.
E' anche vero che è storicamente dimostrato che in queste situazioni, si cerca la figura forte, carismatica di leadership, e si assume un atteggiamento aggressivamente difensivo.
Quello che spero è che certe situazioni storiche (anche se alcune premesse purtroppo ci sono) non si ripetano.
Grazie del tuo commento molto interessante.

m ha detto...

@Audrey
ti ringrazio per i ringraziamenti ma avresti dovuto riconoscere lo stile
della concezione materialistica della storia

purtroppo col computer non riesco ad avere feeling così ho postato da anonimo perchè come primlug non mi prendeva la password sigh

Ciao

Audrey ha detto...

@Primlug
Avrei dovuto riconoscere lo stile della concezione materialistica della storia ?
Azz... ma allora sei Carletto da Treviri in persona :-P
Cmq vedi che quando esprimo parole di stima nei tuoi confronti sono veritiere e non per riconoscimento, amicizia verso il nome! Questo episodio l'ha dimostrato! Ciao :-)

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